AutomaticBob
beyond humanity
Menu

Tecnologia e divino 5 novembre 2009

Che dire della tecnologia, della cibernetica nelle sue varie declinazioni, quando compie un miracolo e fa camminare uno storpio, ridà la vista ad un cieco, la parola ad un muto? Non trasciende forse la scienza per avvicinarsi al divino?

 

Nessun commento su Tecnologia e divino
Categoria: Pensieri

Ideas worth spreading 22 ottobre 2009

(idee degne di essere diffuse)

Cosa viene fuori se metti alcune delle migliori menti del pianeta in una sala congressi e le lasci parlare di quello che amano?

Nuove idee, grandi idee, idee che cambiano il mondo.

Questo è T.E.D. ed è, per chi si può permettere 6k dollari l’anno per associarsi,  uno degli eventi più ricchi di contenuti che si possano trovare in giro.
Nato nel lontano ’84 come conferenza (a Monterey, CA), ora si tiene ogni due anni in vari paesi. Lo scopo dichiarato era, ed è, quello di consentire ad alcuni cervelloni di tenere delle lezioni sugli argomenti più vari (ed interessanti..) come scienza, politica, temi sociali, musica etc. E che personaggi!!! Da Bono ad Al Gore, da Kurzweil a Jimmy Wales, per dirne solo alcuni.

Perchè ne parlo? Perchè le lezioni sono messe a disposizione dopo qualche tempo sul sito della manifestazione (per altro sotto licenza CC, BRAVI!!). Vi consiglio vivamente dei darci un’occhiata!
Per chi non mastica la lingua di Albione, molti speech sono sottotitolati (a cura di volontari) anche in italiano.

Un esempio (sottotitolato)?
In questo intervento (non recentissimo per la verità, ma attuale per i temi che tratta) Yochai Benkler parla dell’economia dell’open source.

Semplicemente illuminante, no?

Nessun commento su Ideas worth spreading
Categoria: Segnalazioni

Linux for the masses 12 ottobre 2009

Ovvero, se prima eran due guru adesso sono in tre (e non ballano l’alligalli). Come ho già detto (non l’ho fatto? bè, lo faccio adesso), gli strumenti che uso sono preferibilmente Open Source. Quindi quale può essere il mio sitema operativo, se non quello con il pinguino come simbolo? Detto ciò tra le diverse distribuzioni Linux (anzi GNU/Linux per essere corretti) sulle mie macchine è installato Ubuntu. A questo punto, questo post rischia di diventare per pochi, e quei pochi (come troppo spesso accade nel mondo di Linux) probabilmente saranno in disaccordo. Ho iniziato a usare (usare con continuità, non “provare” come avevo gia’ fatto in precedenza) Linux al tempo della Red Hat 5.2 (era il 1998, il kernel era 2.0.qualcosa). A quei tempi, se volevi far funzionare tutti i componenti in maniera decente, dovevi leggerti diversi how-to, un pò di man, smanettare su qualche file di configurazione, pregare i Grandi Antichi e (se tutto andava bene) oltre ad avercela fatta, avevi la soddisfazione di poterti considerare un veri Nerd. E per molti, questo è il vero senso di Linux. Certo, questo capitava di rado. In particolare se l’hardare su cui cercavi di fare la magia era relativamente nuovo. Per mia fortuna, si fa per dire, non è mai stato il mio caso. Ma già era chiaro che se sapevi come muoverti e soprattutto se avevi voglia di approfondire, avevi la macchina ai tuoi piedi. Questo, e la cosa non è cambiata con il tempo, perchè per le aziende produttrici è un investimento senza ritorno (immediato) sviluppare driver per Linux, e non tutte hanno la lungimiranza di consentire agli sviluppatori indipendenti di accedere alle info per scrivere del buon codice. Questioni filosofiche sull’open source a parte. Qui entra anche in gioco il problema del copyright e della gelosia delle “proprieta’ intellettuali”, ma questo è un altro discorso (e ne parlerò in un articolo ad hoc). Ora, dicevo; la cosa non è molto cambiata, ma le distro (alcune) e gli sviluppatori del kernel (di nuovo, alcuni) stanno puntando sulla compatibilità hardaware per consentire una più larga diffusione di Linux. Compatibilità e facilità di configurazione. In questo, sono convinto, la distribuzione di Shuttleworth è un araldo che stà guidando decine di nuovi utenti nelle terre dell’open source. E’ lui il terzo guru, che sarà ricordato tra 10-15 anni, insieme a Stallman e Torvalds quando si penserà ai padri fondatori di GNU/Linux. Sento già il rumore dei ceppi che i super-puristi e gli ultra fanatici sono pronti a mettermi ai piedi, ma riflettiamo. Richard Stallman, per certi versi, è colui da cui tutto è partito; lui ha creato il progetto GNU, a lui si deve il compilatore GCC, che è poi la colonna su cui poggia tutto GNU/Linux. Compreso il kernel, che è il cuore pulsante del sistema. Lui che è anche la grande mente ideologica. Linus (inteso come Torvalds), è invece il genio programmatore, che partendo dal compilatore GCC ha creato un kernel su cui poi molti hanno lavorato (abbandonando il progetto Hurd nato da Stallman…), e che con vicende altalenanti ne ha guidato e guida lo sviluppo. Che c’entra tra questi due (che per inciso, anche tra loro non si sono mai proprio “amati”) un miliardario sud-africano? A parte la sua storia, che vi consiglio di leggere? Bè, ci mette il cuore (forse essere stato nello spazio e aver visto il nostro sassolino blu tutto solo nell’universo lo ha convinto sulla necessità di certi modelli di sviluppo?), ci mette quella sensibilità per le occasioni del mercato (non in senso non consumistico) che agli altri due manca; e quella “visione” pragmatica che forse è sempre mancata nel mondo open source. Pragmatica perchè va al di là del fondamentalismo ideologico (piu’ di Stallman che di Torvalds, per certi versi) e sfrutta tutti i canali e le risorse, dove serve e conviene, per dare all’utente ciò di cui ha bisogno. Ed infatti, su praticamente tutte le macchine, moderne e non, Ubuntu gira al primo colpo; schede video, webcam, tavolette grafiche e schede wireless (vere bestie nere) comprese. Punto. Perchè di questo ho bisogno, e questo voglio. Io e tutti quelli che usano il computer come strumento. Se poi si coniuga con la filosofia Open Source, il cerchio è quadrato.

Nessun commento su Linux for the masses
Categoria: Opinioni